PASSAGGI. UN PROGETTO D'ARTE RELAZIONALE

Alisia Cruciani / 10 stampe 40 x 50 cm, su carta fotografica / Dimensioni complessive d'ambiente / Museo Palazzo Ricci di Macerata, dal 27 aprile al 26 maggio, 2019 / A cura di Michele Gentili e Giulia Pettinari.

 

"Passaggi. Un progetto d’arte relazionale", rappresenta il culmine di un più lungo percorso artistico ideato dall’Associazione Culturale McZee in collaborazione con la Croce Rossa Italiana - Comitato di Macerata e patrocinato da ICOM Italia.
Il progetto Passaggi ha avuto inizio nell’autunno 2018 quando quattro artisti emergenti, Nicola Alessandrini, Alisia Cruciani, Alessio Santoni e Chiara Valentini, hanno condotto dei laboratori artistici con i richiedenti asilo ospitati nelle case di accoglienza gestite dalla CRI nel territorio maceratese.
La mostra ha presentato al pubblico le opere d’arte collettive realizzate durante il progetto e una ricca documentazione del suo lungo percorso artistico e umano. Pur nella sua natura temporanea, il progetto, che muove da una visione dell’arte intesa come veicolo di comunicazione e luogo di prossimità, vorrebbe sviluppare una riflessione sui cambiamenti della società contemporanea e anche porsi come una risposta simbolica ai tragici fatti di cronaca che hanno coinvolto il territorio maceratese.

Alisia Cruciani, Life still
 

* L’opera pensata da Alisia Cruciani e realizzata insieme ai ragazzi che hanno partecipato al laboratorio è un ciclo di dieci fotografie, frutto di una riflessione sul valore degli oggetti come dispositivi di memoria personale. L’idea alla base del laboratorio è stata quella di riflettere su quanto una cosa in nostro possesso parli di noi e della nostra vita. La condizione umana del migrante ha di certo imposto la necessità di lasciare nel proprio paese di origine gran parte degli oggetti posseduti: ognuno, prima di partire, ha dovuto compiere la scelta su cosa portare con sé, mosso da umana affezione o da principi di semplice utilità. Attraverso il tradizionale genere della natura morta si è cercato di costruire un’immagine fotografica che parlasse di questa particolare condizione umana, di partenze e di ricordi, di vite interrotte bruscamente e di percorsi che continuano altrove, lontano da dove tutto era cominciato. Un tema, quello della natura morta, che è stato nei giorni del laboratorio discusso e analizzato proprio a partire dall’osservazione di celebri esempi della storia dell’arte occidentale. Esempi che nonostante la loro distanza culturale, geografica e temporale, da chi li osserva, si sono rivelati inaspettatamente vicini. I ragazzi hanno scoperto che dietro ogni scelta su quali oggetti immortalare, c’era la volontà degli artisti di raccontare delle storie, di descrivere condizioni o riflessioni individuali, dichiarando sempre, inevitabilmente, la propria inconfondibile umanità. Durante il laboratorio, a seguito di diverse attività incentrate sull’utilizzo espressivo del mezzo fotografico, Cruciani ha chiesto ai partecipanti di pensare a un oggetto in loro possesso che in qualche modo evocasse in loro un ricordo, un oggetto insomma che potesse parlare del loro viaggio e della loro casa lontana. All’appuntamento seguente, solo due ragazzi riuscirono a portare una cosa che avesse le caratteristiche emotive suggerite dall’artista. Alcuni dichiararono di non aver portato nel viaggio oggetti significativi. Altri, la maggior parte, dichiararono di aver perduto nel viaggio la cosa che avevano deciso di prendere e portare con sé mentre lasciavano la propria casa: chi un gioiello, chi una foto, chi un indumento, etc. In molti casi questo oggetto è stato addirittura rubato. A seguito di queste assenze, otto foto su dieci sono completamente nere e mostrano il solo fondale predisposto dall’artista per lo scatto. Avendo utilizzato un tema tradizionale quale quello della natura morta, Cruciani ha pensato che dovesse essere il museo, l’istituzione che tradizionalmente legittima e protegge l’arte, il luogo in cui esporre ogni singolo scatto di questa serie fotografica. L’artista ha perciò deciso di chiedere a dieci istituzioni museali diffuse nel territorio marchigiano di “ospitare” una delle immagini della serie affinché accogliendo l’immagine si possa, simbolicamente, accogliere anche la storia in essa narrata. Cruciani ha poi realizzato uno scatto fotografico delle opere contestualizzate nei differenti percorsi espositivi di ogni museo, in dialogo con le collezioni permanenti conservate.

                                                                                                                                                                             *testo a cura di Michele Gentili
 

Le dieci opere del ciclo Life Still sono state ospitate da:
· Pinacoteca Civica “F. Podesti” di Ancona – “Life Still – Cissouma Ndongo”                                                      

· Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno: “Life Still – Pape Ndongo Mbaye”

· Pinacoteca Civica “M. Moretti” di Civitanova Marche: “Life Still – Abdon Fadia”

· Musei Scientifici di Palazzo Paccaroni di Fermo: “Life Still – Chukwuebuka Nwobodo”

· Musei Civici di Palazzo Pianetti di Jesi: “Life Still – Appiah Kwame”

· Museo di Palazzo Buonaccorsi di Macerata: “Life Still – Shariful Islam”

· Centro Studi “Osvaldo Licini” di Monte Vidon Corrado: “Life Still – Ehiorobo Frank”

· Villa Colloredo Mels di Recanati: “Life Still – Adama Dembele Namake Cisse”

· Pinacoteca Comunale “P. Tacchi Venturi” di San Severino Marche: “Life Still – Igeleke Edwin”

· Musei Civici di Palazzo Mosca di Pesaro: “Life Still – Adama Jatta"

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Life still