ON THE SPOT_ROVINE "Quel che resta di un viaggio inatteso"

Installazione site-specific / 200 calchi positivi di pietre e laterizi (lana cardata, cera bianca microcristallina, sabbia, glitter) / Dimensioni complessive d’ambiente.​ ON_THE_SPOT//ROVINE. Installazioni d'arte contemporanea site-specific, a cura di Michele Gentili, Area Archeologica di Helvia Ricina, Villa Potenza di Macerata, dal 5 al 13 settembre 2015.

 

 

In una piccola porzione del teatro sono disposte decine di calchi di pietre e di laterizi ad integrazione dei vuoti lasciati nella materia delle architetture in rovina. L’artista invita i visitatori a prendere e a portar via questi calchi, contemplando anche la totale cancellazione della sua opera. Gli statuti maceratesi del 1432 conferiscono a qualsiasi cittadino il permesso di demolire edifici e prendere pietre, monete, e quant’altro dalla città di Helvia Ricina, ormai abbandonata da secoli. Una spoliazione legittimata che ha portato la città a divenire una cava di pietra, lasciando i soli resti dell’edificio teatrale a testimonianza della sua esistenza. Partendo da questi dati storici, quello creato da Alisia Cruciani è un racconto verosimile, la storia di pietre “assenti” dal teatro, prese e deportate per costruire dell’altro, altrove. È la storia di un viaggio effettuato dalla pietra per mano degli uomini. Dopo aver integrato i vuoti mancanti con calchi di materiale da costruzione simili a dei bozzoli ancorati nei pertugi e nei vuoti delle pareti delle rovine, l’artista permette ai visitatori di prendere e portar via questi oggetti, legittimando una seconda spoliazione dell’area. Queste crisalidi sembrano racchiudere e proteggere qualcosa di potenzialmente prezioso, quieto e in attesa di germinare. Quel che resta di un viaggio inatteso è un’esortazione alla cura dei luoghi e un omaggio alla protezione della materia, perché solo con la cura e con il tempo le crisalidi come i luoghi possono evolvere e tornare a vivere.

 

                                                                                                                                                                            Testo a cura di Michele Gentili