CHE TU POSSA VIVERE IN TEMPI INTERESSANTI

Alisia Cruciani & Giovanni Cristino / Installazione ambientale / TNT nero, legno, ceramica, acrilico, piombo dorato, natura  morta, filtri di sigarette, 1 muta di insetto / Dimensioni complessive d'ambiente. Museo civico di storia naturale, Piacenza, Fuori Visioni 3, Novembre 2017

Questo dispositivo installativo tenta di varcare il portale di una ricerca (già iniziata da tempo) inerente allo studio profondo e alla personale riscoperta della Natura Morta, Il cui midollo per questa occasione, si trova in uno stimolo particolarissimo estratto da una perturbante maledizione cinese: “Che tu possa vivere in tempi interessanti". 
I “Tempi Interessanti” storicamente vengono considerati i periodi di forte irrequietezza, di guerre e lotte di potere, crisi economiche, ristagno di beni, attività e valori. Il tempo vive uno stato perpetuo per quanto variabile di condizione “Interessante”.

Si può correre il rischio di muovere passi incerti nel “Nuovo Mondo Interessante” con diversi scopi: cercare di mantenere i nervi saldi e tentare di ricostruire perpetuamente, di apporre oro e trovare la propria “bellezza” o decidere di lasciarsi travolgere e di impazzire completamente. La Natura Morta contemporanea, visiva e musicale per i due artisti si fa carico quindi di una personalissima condizione che racconta del qui ed ora, è un oscuro memento mori, un poema della caducità della vita ma anche un atto vivifico nei confronti dell’esistenza. 

Il distacco dalla tradizione pittorica del genere è insito più nella forma che nel significato; gli artisti presentano una situazione percettiva in cui vista, udito e olfatto vengono completamente presi, travolti e catturati. Lo spettatore viene accolto in una stanza sospesa nel tempo e dedita al concentramento, piena di nero (nero come rimando profondo e archetipico dello stadio creativo e generativo dell’essere che si forma in totale assenza di luce o meglio che vive tramite il filtro del corpo della madre) entro la quale un anomalo piedistallo, come sospeso nell’ombra, sorregge un fumoso vaso di ceramica dal corpo ferito e attraversato da vene d’orate, segni luminosi di una preziosa ricostruzione da parte degli artisti tramite la tecnica del Kintsugi. Il nucleo dell’opera presenta quindi un elemento “morto”, distrutto ma che tramite la delicata e accurata alchimizzazione della ricostruzione, riacquista il soffio dell’esistenza a uno stadio di forma nuova ed unica. Il vaso a sua volta, nel suo stato di delicatissimo equilibrio, contiene e sorregge una pianta ancora viva ma in via di decadimento e morte. La pianta si presenta come una chimera perché le sue maleodoranti infiorescenze sono in realtà dei corpi estranei alla natura eppure inglobati e generati dalla pianta stessa. Queste presenze floreali sono dei mozziconi di sigarette fumate, entrate a far parte della naturalezza della pianta. Così, come il vaso nella sua distruzione, anche il vegetale contenuto al suo interno ritrova una nuova, cangiante e “abominevole” condizione d’esistenza. Tra i suoi rami, guardando con attenzione si potrà mirare inoltre la muta di un insetto che sul decadente corpo della pianta ha effettuato la sua estrema trasformazione, per poi rinascere e volare via.

L’atmosfera sonora dell’opera si costruisce a partire da uno strumento alchimizzato (pianoforte preparato) che nel suo stato di modificazione creativa, dona alla composizione una forza “in potenza” non del tutto controllabile e cangiante che restituisce al suo esecutore un nuovo stato, un nuovo mondo e una nuova possibilità di esistenza del suono, dilatato ulteriormente dopo una lavorazione di rallentamento estremo sulla sonata originale e distorto tramite varie ri-resgistrazioni. Tramite questa manipolazione Giovanni Cristino ricostruisce (appone oro alle crepe) si prende cura ed esalta l’essenza del suono che risuona nell’atmosfera polverosa, vibrante e colma delle essenze degli armonici naturali.